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Gomma chi?

» 33 anni, sposato con una splendida psicologa e babbo di uno jacopino doc, Gommaweb è attivo sulle scene del capoluogo subalpino dal lontano 1973.

Nato a Firenze ma torinese d'adozione (orrore!), Gommaweb è fisicamente simile a Raul Bova (dall'alto), Robert Redford (di nuca) e Jovanotti (quando canta). È alto 1 metro e 84, calza il 44 di piede e pesa circa 78 chili.

Possiede un bel paio di occhi azzurri e i suoi capelli, corti e castani, stanno con sua somma rabbia mostrando le prime tracce di "sale e pepe".

» Di mentalità vincente, dedica la sua passione sportiva alla squadra della sua città natale, la Fiorentina, tornata alla grande
in serie A dopo una rincorsa stratosferica.

A Torino, scarta subito l'idea di tifare per i Ladri a strisce e si infatua dei granata, che dopo un passato glorioso militano purtroppo in serie B.

Gli amici lo definiscono "il masochista dello sport "

» Nel 1998 si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi su "L'immagine della droga sui quotidiani italiani degli anni Settanta".

Durante la discussione il controrelatore gli grida: "Va a lavurà, drugà!" e lo caccia.

» Dopo la laurea e un lavoro casuale in banca, trova brillantemente posto come addetto stampa di una software house della PA piemontese.

» Tra le sue collaborazioni più riuscite: Narcomafie, L'Indice dei Libri del Mese, l'Ufficio Stampa del Gruppo Verdi e Democratici del Consiglio Regionale piemontese e l'Ufficio Stampa del Gruppo Abele di Torino.

Iscritto all'albo dei giornalisti del Piemonte, Gommaweb collabora con alcune testate di informazione, fra cui questa e questa.

» Le sue passioni:
- i libri (gialli per lo più)
- il cinema (non sentimentale!)
- la scrittura
- il footing
- il calcio a cinque (in porta)

» Top five film:
0) Ritorno al Futuro I, II e III (uber alles)
1) Blade Runner
2) Momenti di gloria
3) Frankenstein Jr
4) Tutti gli uomini del Presidente
5) La vita è bella

» Mangia volentieri:
- insalata di riso
- costata alla fiorentina
- pasta al forno
- guacamole (quello della "zia")
- tiramisù (cioccolato a
scaglie e non in polvere).

Mangia da un anno e mezzo:
- pochi dolci
- molto riso in bianco
- molte insalate

» Top five musica:
0) Fabrizio (uber alles)
1) Franco Battiato
2) Francesco De Gregori
(ma senza la Marini)
3) Paolo Conte
4) Giorgio Gaber
5) Keith Jarret.

» Top five Tv:
1) Santoro
2) Dandini & Guzzanti
3) Angela's Family
4) La Storia in prima serata
5) Sfide

» Top five scrittori gialli:
1) Sir Arthur Conan Doyle
2) Andrea Camilleri
3) Carlo Lucarelli
4) Loriano Machiavelli
5) SS Van Dine

» Ristorante preferito: Da Bibe, Scandicci, Firenze

» Cosa detesta? L'ignoranza, l'arroganza del potere e la juventus.

giovedì, 24 novembre 2005
Prime time ::: ciao core

Consultori, pillole del giorno dopo, vaticanismi intransigenti, ingerenze della chiesa, madonne piangenti, proteste velate, tonache prelate, consigli e suggerimenti, politici contenti, problemi senza senso, mal di testa e tormento, budella aggrovigliate, comunismi d'antan, d'artagnan delle libertà, regioni secessionate, istanze di rivolta, pareggi prestabiliti, pareggi di bilancio, moniti all'europea, maggioranze altalenanti, ostruzionismi, federalismi, doppiocerchiobottismi, fanfare militari, napalm, fosforo e vecchi merletti, presidenti senza dignità, salti sul carro dei perdenti, frasi avulse dal contesto, frainendimenti, accuse reciproche e tutti scontenti, sondaggi, testa a testa, tutto si butta e niente resta, salti nel buio, frattaglie al vento e facce rinsecchite, isole dei famosi, talpe, chiappe nel fango, fratelli grandi e piccoli, programmi tutti uguali, schifi generalizzati e stati generali del malessere, genti in coda per l'assassina, perizie psichiatriche, ha ragione lui, no lei, no l'altra, lei non sa chi sono io, drammi del lavoro, gelosie malcurate, eppure sembrava a modo, a prima vista, di facile lettura, botta e risposta, batti e ribatti, ex mafiosi videotelefonanti, lo tiene, lo scambia, cosa c'è nel suo, oppure no, di lire italiane, va ora in onda....

Basta. Ho visto troppa televisione. E nell'ora sbagliata. Buonanotte.

Vaìa

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martedì, 08 novembre 2005
Fallujah, novembre 2004 ::: ciao core, bush, napalm, fallujah, fosforo bianco

Il fosforo bianco in azione a Fallujah

«Il fosforo bianco, quando esplode, si disperde come una nuvola. Se colpisce un essere umano lo brucia fino alle ossa, ma non necessariamente distrugge i vestiti. Durante i combattimenti sono stati colpiti sia civili che combattenti. Sono stati uccisi donne e bambini. Anche gli animali. L’effetto di questa nuvola colpisce fino a 150 metri di diametro e chi è in quel raggio è spacciato».

Chi parla non è un professore di chimica e davanti a lui non ci sono studenti rapiti dall'orrore delle sue parole. Un orrore che non hanno mai veduto direttamente, ma che possono solo cercare di immaginare. Chi parla è Jeff Englehart, un soldato americano che ha combattuto a Fallujah, in Iraq. E davanti a lui c'è Sigfrido Ranucci, un giornalista della Rai. La sua testimonianza è stata mandata in onda nel documentario "La strage nascosta", trasmesso questa mattina da Rai News 24 (per vederlo basta cliccare qui).

Il buon vecchio Jeff ha ragione da vendere. Nelle immagini i corpi dei caduti sono accartocciati, bruciati, fusi. Ma vestiti di tutto punto. I loro volti sembrano quelli di qualche faraone egizio. Solo che sono morti a novembre e non 3000 anni fa. Fra di loro ci sono combattenti della resistenza (con il giubbotto antiproiettile) e civili. Uomini e donne in preghiera (con gli abiti colorati e il corano stretto nelle mani calcificate), bambini dal ghigno fossilizzato dal fuoco e dal dolore. Sembrano bambole oscene e grottesche, ma erano persone. Come noi. Come le nostre mogli. Come i nostri figli.

Quel che resta di loro è la testimonianza concreta di qualcosa che si ripeteva sottovoce da tempo, ma che non si era mai potuto provare. Ci stava indagando anche Giuliana Sgrena ed è finita come sappiamo. Il fatto è che a quanto pare i soldati degli Stati Uniti d'America hanno portato la democrazia in Iraq anche con le armi chimiche e con alcuni degli strumenti di sterminio più amati dalle convenzioni internazionali. Come l'MK77 (alias Napalm), tanto noto in Vietnam e bandito dall'Onu nel 1980. O come, appunto, il fosforo bianco. Che nel gergo militare è chiamato Willy Pete e che come arma incendiaria non può essere usato sui civili. Almeno secondo quanto stabilito da un accordo che gli USA hanno firmato nel 1997 (chiaramente dandogli meno importanza della carta igienica).

Se non altro, sembra finalmente che alla fine il governo americano sia riuscito a trovare un po' di quelle armi di distruzione di massa che aveva cercato con tanta dedizione. Una volta arrivati gli americani in Iraq sembravano essere sparite nel nulla (un comportamento davvero indisponente!). Finché un qualche capoccia dell'Esercito non ha avuto la brillante idea di dare un'occhiata nel posto più semplice e ovvio, proprio quello in cui si nasconde una cosa contando sul fatto che a nessuno verrebbe mai in mente di guardarci dentro: il proprio deposito di munizioni.

Adesso sarebbe bello che qualcuno della famigerata "linea di comando" pagasse per le sue decisioni (e per le sue menzogne). Dall'ultimo dei colonnelli al "commander in chief" George W. Bush. Da chi ha deciso e ordinato l'uso di quelle armi a chi ha impedito a medici e giornalisti di entrare in città per giorni e giorni, fino a chi continuava a ripetere di non aver visto alcun cadavere di civili a Fallujah, a dispetto delle migliaia di corpi che si decomponevano allegramente al sole.
Non dico di arrivare "all'occhio per occhio dente per dente", mi basterebbero massicce dosi di carcere distribuite con equità. In fondo, se l'alternativa consiste in un bel proiettile di Willy Pete, credo che nessuno di loro se ne potrebbe rammaricare troppo.

Vaìa

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martedì, 25 ottobre 2005
Ancora su Celentano ::: ciao core

Giusto perché l'ho citato nel post sotto. Ho visto il Suo "Rockpolitik" e l'ho trovato tale e quale tutti gli altri suoi spettacoli. Una celentaneide a tutti gli effetti, che può piacere (e a me a tratti è piaciuta) o non piacere (e in effetti a momento è insostenibile).

Però Adriano è un uomo di spettacolo come pochi altri. E come tale ha spettacolarizzato anche la libertà di satira. Un effetto a cui alcuni si sono - saggiamente - sottratti, come Luttazzi o Biagi. Ma che per altri ha costituito un richiamo irresistibile, ma con esiti patetici. Come per Santoro.

Purtroppo trasformare in casus belli quella che dovrebbe essere una regola condivisa, come è stato fatto da Celentano con la libertà di stampa e di opinione, provoca un'estremizzazione dei comportamenti degna di uno psicopatico. Soprattutto se si ha a che fare con un medium totalizzante come la televisione.

Il risultato, a metà strada fra il comico e il tragico, è stato quello di dare l'impressione, in quelle tre ore di programma, di dover PER FORZA parlar male di Berlusconi e del Governo. Ma anche della sinistra e della dirigenza Rai. Per essere DAVVERO liberi e farlo vedere a tutti, con ostentazione.

Ma così facendo si giustifica l'eccezione e non si fa nulla per ricondurla alla norma. Quella messa in scena dal molleggiato è la stessa libertà obbligatoria che cantava vent'anni fa Giorgio Gaber. Era il 1976 e la canzone si intitolava "Si può", ma in fondo non è che sia cambiato poi molto.

[...] Basta una bella canzone
e la tua rivoluzione va da sola
basta che ognuno si esprima
e poi non importa
se si chiama la rivoluzione della Coca-Cola.

Si può, siamo liberi come l'aria
si può, siamo noi che facciam la storia
si può, libertà, libertà, libertà
libertà obbligatoria.

[parlato] Come?! Con tutte le libertà che avete volete anche la libertà di cambiare?

Utopia... utopia... utopia...

Vaìa

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Scende? ::: ciao core


- Scusi, scende?
- Direi proprio di no...

Negli Stati Uniti è morta a 92 anni Rosa Parks, che con il suo rifiuto a cedere il posto a un bianco sull'autobus diede inizio nel 1955 al movimento per i diritti civili americani.

Di fronte alla pochezza del dibattito italiano di oggi, in cui Celentano appare di sinistra e la libertà diventa un'eccezione, forse è il caso di ricordare chi ha contribuito a cambiare il mondo con un semplice gesto. E soprattutto senza tante parole.

Vaìa

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martedì, 11 ottobre 2005
Azienda (ir)responsabile ::: ciao core

Il Ministero del Welfare (quello del leghista Maroni, per intenderci) ha prodotto una campagna pubblicitaria per promuovere la resposabilità sociale delle imprese.

L'ho vista. È anche ben fatta. Con questo Ministro e questo Governo, però, è come se Hitler sponsorizzasse il Dolce Forno Harbert.

Vaìa

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mercoledì, 31 agosto 2005
Affinità... ::: ciao core

Clicca per ingrandire!

Ma dico io... Non c'è proprio nessuno che controlli le cose prima di andare on line?

(Fonte: home page Corriere.it di oggi, ore 12.10 - clicca sulla foto per ingrandirla)

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lunedì, 29 agosto 2005
Non dire cinque se non ce l'hai nello zaino! ::: ciao core

14? Cliccare per credere! Venerdì, dopo tempo immemorabile, ho giocato con un collega al totocalcio. Il caro, vecchio, intramontabile totocalcio. E abbiamo fatto 11. Solo che oggi, al tempo del calcio-tarocco, ho scoperto all'improvviso che non si vince più col 13, come avveniva storicamente dal dopoguerra. Ma col 14. No, dico... COL 14!

Per cui se uno ha culo, ma molto culo, urlerà "HO FATTO 14 AL TOTOCALCIO!". Che è come sperare che la donna dei nostri sogni "ce la fornisca al più presto" o dire a un amante del rischio che "sta giocando con delle fiamme libere". Formalmente non è scorretto, ma ti dà l'idea di essere una boiata totale. Come quando senti parlare uno straniero che non ha ancora la piena padronanza della lingua italiana.

"Che sarà mai - dirà qualcuno - Vuol dire che si vince di più". No, cari miei! Vuol dire che in cambio dell'ennesima illusione di poter diventare più ricchi dei ricchi ci hanno tolto anche questa certezza, l'ultima e unica verità "vera" in uno sport e in un mondo sempre più di plastica. Fra posticipi, anticipi, risultati parziali del 1° e del 2° tempo, serie B al sabato e partite straniere avevano già fatto abbastanza danno (sull'ultima schedina c'era da indovinare Arminia Biel. - Mainz, che manco so in che nazione giocano). Ma toccare il "13", no, non dovevano farlo. È un sacrilegio degno del peggior Galliani.

Vaìa

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venerdì, 26 agosto 2005
Torino Città Olimpica! ::: ciao core

Continua la telenovela per l'acquisto del nuovo Torino. Fra incertezze, colpi di testa e personaggi degni di una commedia all'italiane degli anni settanta (Totò e Peppino sono la nobiltà del cinema comico, per questa storia vedo meglio Alvaro Vitali e Lori del Santo). In pratica Luca Giovannone non vuole vendere e sta cercando di sparire dalla circolazione per far sparire con lui anche ogni rovina granata. Un po' come spargere il sale sugli edifici distrutti, per essere sicuri che non vengan più su. Perché? Questo non lo sa nessuno. Ieri davanti alla Questura di Torino, prima delle cariche di ultras e celerini in via Garibaldi, c'erano circa 500 persone (fra cui io) e almeno 1000 teorie una diversa dall’altra.

"Giovannone è al soldo di Moggi e Giraudo", "No! C'è dietro De Laurentis che vuol far ripescare il Napoli", "Un mio amico ha detto che suo cognato gli ha garantito che Giovannone ha i soldi", "Sì ma noi non vogliamo essere schiavi dei Ciociari", "Falliamo!", "Ci ripescano in C2", "Ci si iscrive uguale". E così via. A un certo punto al grido di "GIOVANNONE PEZZO DI MERDA!" in almeno 300 hanno inseguito un auto, in cui spero vivamente ci fosse qualcuno dal cuore robusto e non una vecchietta. Intanto il nostro era rinchiuso in un albergo di Moncalieri (devastato), in attesa come poi è avvenuto di farsi venire a prendere e portare in qualche altra località segreta.

Ma a parte questo, credo che nessuno meriti una fine così. Se questo accade, se è stato permesso al Toro prima di mancare l'iscrizione in A e poi di cadere in mani tanto vergognose (ma chi diavolo controllava le garanzie per il Lodo Petrucci? come hanno fatto a fidarsi di uno come il ciociaro?), se tutto questo è potuto accadere è perché questa bella Torino, questa città dal radioso passato remoto sta morendo, proprio come il Toro. Proprio come il resto del nostro Belpaese, ma con qualche foglia di fico a cinque cerchi in più a coprire le vergogne. E nessuno se ne vuole rendere conto.

C'era una volta il basket di A1 a Torino. C'era la pallavolo e c'erano due club di calcio di pari dignità. C’erano movimenti culturali e artistici. C’erano mille fabbriche in ogni quartiere che lavoravano e producevano. C’era lavoro, perfino! Oggi ci sono mille centri commerciali e un polo industriale morto e sepolto, che tira a vanti con i soldi delle banche. Ci sono musei, è vero, belli trendy e alla moda. Ma non si crea più. Ci sono centinaia impianti sportivi in costruzione, ma una sola squadra professionistica, la Juventus. Che se non è la regista occulta dell'intera operazione di certo non piange per la scomparsa dei granata. Non a caso più di una volta il suo management di squali ha ricordato che Torino era troppo piccola per due squadre (ed eccoli accontentati!).

Le banche cittadine (azioniste Fiat), gli industriali (all'80% ancora dell'indotto FIat), i politici (tranne il Sindaco Chiamparino e pochi altri), l’intelligenza dei salotti buoni torinesi… nessuno ha fatto nulla per salvare quello che a livello nazionale (non solo torinese) è un simbolo della rinascita italiana dal dopoguerra (“Grande Torino”… do you remember? O è un nome che va bene solo per tirar su qualche soldo con le fiction?)

Sono tutti indizi di una città che ha smesso di credere in sé da decenni. Altro che grande passaggio all’epoca post-industriale. Il passaggio prima si fa nella testa e poi nelle infrastrutture! A Torino la monocultura dell’automobile è ancora tanto radicata nel tessuto cittadino da rendere la città semplicemente incapace anche solo di preoccuparsi della sua storia e del suo futuro (due cose, non lo dico certo io, legate a filo doppio) senza prima pensare a non disturbare i padroni di un tempo. Senza accorgersi che li hanno già seppelliti da un pezzo e che le redini le tiene qualcun altro.

E allora vengano i Giovannone! Ma se queste sono le condizioni allora è meglio, molto meglio morire dignitosamente. Scegliendo da sé come e quando, senza essere costretti a pisciarsi addosso, abbandonati su un letto di ospedale davanti ai volti bugiardi dei medici, senza speranza. Perché se queste sono le condizioni, poi non si pretenda di passare per "Città olimpica" o per capitale mondiale dello sport. Siamo solo un borgo chiuso in se stesso, incapace di cambiare, avviluppato a vecchi privilegi quasi scomparsi. Senza una classe dirigente degna di questo nome. Dove i grandi tycoon dell'industria sono stati sostituiti da ragazzini sbatti-attricette ostaggi delle banche, convinti che la rinascita passi dalla possibilità di stampare la foto della fidanzata sulla portiera della Punto (non ci si crede vero? Eppure basta leggere le dichiarazioni di Lapo Elkann all’Ansa di ieri).

Il Toro, la sua storia, i suoi tifosi meritano di più. Fosse anche solo un ricordo da tirare fuori ogni tanto, ma da portare sempre dentro, come un amico immaginario con cui parlare quando si è giù di corda.
Anche i torinesi si meriterebbero di più, ma non se ne sono accorti o non sono più in grado di pretenderlo. Forse davanti al vuoto che ingoierà la città dopo questi maledetti giochi olimpici qualcuno aprirà un po' di più gli occhi. Non è difficile. Dopotutto è soltanto una questione di rispetto e di dignità.

Vaìa

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martedì, 23 agosto 2005
Due uomini (!?!) ::: ciao core

Sono diversi, per carica, curriculum, obiettivi e ruoli. Ma... Dio!... quanto mi irritano!

Il primo è la nostra tanto stimata "Seconda Carica Dello Stato", ovvero l'uomo che quando lo guardi temi gli si possa sfaldare la faccia e quando parla fa le smorfie di chi sta combattendo contro le emorroidi sul water: Marcello "Stitik" Pera. Un paio di giorni fa, al simpatico meeting di CL in scena a Rimini, il nostro intellettuale da sbarco ci ha ricordato che una società multiculturale è una società di "meticci" e che bisogna rispondere, anche con le armi, agli attacchi contro l'occidente.

A parte che il termine "meticcio" lo vedrei meglio sulle labbra di Goering che non su quelle della nostra "peretta" istituzionale, non so se mi fanno più incazzare i suoi modi da finto pensatore laico e liberale (fino a due anni contrario a inserire "le comuni radici giudaico cristiane" nella Costituzione europea e oggi ben lieto di affossare il referendum sulla procreazione assistita a fianco del Papa) o la massa di ciellini che si spellano le mani per ogni reazionario si presenti sul loro palco e che usano i crocefissi come un'arma da spaccare sulla testa di laici, atei e musulmani.

I secondi, si sa, sono fanatici e quindi è facile comprendere perché se non sei cattolico come loro ti guardino con la stessa simpatia con cui un muezzin fissa una cotoletta di maiale arrosto e una birra gelata. Ma lui, quello che alla bisogna dovrebbe sostituire il Capo dello Stato, è soltanto un calcolatore da quattro soldi, pronto a barattare il buon senso e il pudore dell'Italia con un applauso fin troppo facile da ottenere.

L'altro si chiama Luca Giovannone e fino a poche ore fa in pratica non lo conosceva nessuno. Da ieri sembra invece essere diventato (dico "sembra" per prudenza e speranza) il nuovo presidente del rinato Torino FC.
41 anni, originario dello stesso paese di Manfredi (chissà se pure lui da giovane si inchiappetava le pecore), Giovannone è a capo di un'impresa di riciclaggio di infermieri provenienti dall'Est e ha appena fregato il Toro al padrone della Cairo Communication. Facendo imbestialire, oltre a me, una città (o almeno la sua parte migliore) e una tifoseria fra le più belle d'Italia.

Per carità, mi rendo conto che si tratti pur sempre di sport e quindi di un tema, come dire, più leggero dello scontro fra civiltà... Però mi irrita oltremodo il pensiero che ancora una volta si cerchi di distruggere per sempre un patrimonio sportivo e culturale di tutti, passato negli ultimi quindici anni fra le mani di avventurieri della peggiore specie. Arrivati con il solo obiettivo di distruggerne il mito per il proprio tornaconto.
Complotto a strisce (bianconere) o semplice sfiga cosmica? Forse entrambe le cose... Io, figurarsi, propendo per la prima spiegazione e nel dubbio consiglio due link per capirci di più: qui e qui.

Ma è mai possibile che la mia gastrite non possa mai andare in ferie tranquilla?

Vaìa

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mercoledì, 20 luglio 2005
Voi non lo sapete... ::: ciao core

Tanto per restare nel tema "cosa allegre dal mondo" (o "pensieri sull'apocalisse"), ieri sera mi son rivisto la trasmissione di Misteri d'Italia dedicata alla mafia.

Ora... Caro Carletto Lucarelli, sei bravo. Nessun dubbio. Mi piace come racconti alcune delle pagine più intricate del nostro povero stivale e mi piace come scrivi, sia i libri di respiro storico che quelli pulp-sanguinolenti. Ma non ti ha mai sfiorato il pensiero di apparire uno jettatore?

Dico io, sei vestito di nero, pallido e con le occhiaie. Circondato da sagome penombrate di serial killer o morti ammazzati, che accendi o spegni a piacimento (luce-ombra=vita-morte... et voilat). E ti metti a fare discorsi come: "Tizio Caio non lo sapeva, ma era già morto. Camminava, respirava, andava al lavoro. Ma era già morto".

Cazzo, roba da toccarsi le palle ogni due minuti! Anche perché poi non è che ti limiti. Ma se ci sono - che ne so - dieci morti, lo ripeti dieci volte! Roba che ti rimane fissa nel cervello (o ciriveddro, come direbbe Salvo Montalbano, visto che si parlava di mafia). Specie in questi giorni di leghe isteriche e attentati imminenti.

Roba che poi ti ritrovi sul tuo vespino che vai a lavoro e una voce, nel profondo della tua testa, parte a cantare la nenia: "Maurizio non lo sapeva, ma era già morto. Guidava la vespa, entrava a lavoro, smadonnava e si faceva un culo così per tutto il giorno. Ma era già morto".

Che poi se uno ci lascia le penne davvero, dico io, manco può vedere la sua sagoma penombrata spegnersi del tutto davanti a Carletto. E allora dove sta la soddisfazione? Eh? Me lo spieghi?

Vaìa

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mercoledì, 29 giugno 2005
Siamo uomini o Castelli? ::: ciao core

Quest'uomo ha messo il suo nome sulla riforma della Giustizia italiana.

Per farlo quest'uomo ha lavorato per conto di un altro uomo, plurinquisito e pluriprescritto. Un individuo che fino a poco tempo fa un terzo uomo, il capo di quello nella foto, nei suoi raduni folkloristici chiamava "mafioso" e "piduista".

Questi uomimi, inisieme ad altri uomini, scherzano sulla crisi economica e sulle Presidenti altrui, ma sono stati fermi come una roccia nel proposito di sottomettere quanto più possibile la magistratura al loro volere.

Come per altro suggeriva di fare un quarto uomo una ventina di anni fa, lui sì "piduista" a tutti gli effetti.

Alle prossime elezioni mancano circa 10 mesi, giorno più giorno meno. Qualcuno di quelli che li ha votati se lo ricordi per cortesia e se ne vergogni (se ne è capace).

Qualcuno di quelli che si candideranno contro questi figuri, invece, se ne rammenti per favore e si comporti, per una volta, seriamente.

Vaìa

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giovedì, 05 maggio 2005
Mafia Football Club ::: ciao core

Mentre una folla festante di tifosi e vecchie glorie granata celebravano sul prato del Filadelfia il ricordo dei caduti di Superga, da qualche altra parte del Belpaese un piccolo manipolo di truffatori toglieva alle aziende in crisi (calcistiche e non) la possibilità di rateizzare "a babbo morto" (23 anni!!!) i propri debiti verso l'Erario. Proprio come ha da poco fatto la Lazio.

In pratica la norma spalma Irpef, una volta usata, è stata opportunamente giudicata al di fuori di ogni logica fiscale. Con buona pace delle pari opportunità e del futuro delle 180 imprese che avevano fatto domanda insieme ai simpatici camerati bianco-celesti.

Meglio, molto meglio allora farsi una bella passeggiata sul verde rinato dello stadio del Grande Torino. Pensando a quando il calcio non era né flebo di cardiotonici né finanza creativa. E i palloni, di un pesante marrone scuro da dopoguerra, erano ancora rotondi e imprevedibili.

Vaìa

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venerdì, 22 aprile 2005
Berlusconi bis? ::: ciao core

Crisi: s.f. Situazione di malessere o di disagio, determinata sul piano individuale, da un profondo dissidio o squilibrio interiore, oppure, sul piano sociale, dalla mancata corrispondenza tra valori e modi di vita, per lo più sintomo o conseguenza di profondi mutamenti organici e strutturali.
Crisi politica: periodo di instabilità o di rischio per le istituzioni politiche o per la costituzione stessa dello stato.
(Devoto Oli, Il Dizionario della lingua italiana, Le Monnier)

Perché in questo paese si deve sempre ricorrere al dizionario per capirci qualcosa?

Vaìa

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venerdì, 08 aprile 2005
«...Come si chiama Rutelli di nome?» ::: ciao core

Fateci caso...

se vi mettete ad ascoltare la puntata di Ballarò via Web con le cuffie sentirete Berlusconi fare questa domanda a un suo vicino di sedia prima di rispondere al Presidente della Margherita.

Stupiti? Increduli? Allora cliccate qua e andate al minuto 33 e 45 secondi...

Quindi datevi una risposta. Quando non si ricorda più il nome di uno dei propri principali avversari politici è arteriosclerosi o ignoranza cronica?

Vaìa

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mercoledì, 30 marzo 2005
Ferrari e caribù ::: ciao core

Un favore personale. Sei pieno di soldi e vuoi farti la Ferrari? Perfetto, benissimo, ottimo... MA ALMENO PAGA LE TASSE COME FACCIAMO TUTTI!

Perché comprarsi un bolide di maranello e poi ricorrere a mezzucci da mentecatto per scaricare un po' di iva è penoso in modo inverosimile. Come dite? Non è possibile? Leggete qua! E sì... basta installare un tavolino e una presa da pc in macchina per immatricolarla come "uso ufficio" e risparmiarsi un bel po' di soldini.

A quanto pare, insomma, in Italia c'è gente pronta a spendere centinaia di migliaia di euro, che ne so, per una F430 e poi cerca di risparmiare la mancia in tasse. Come se non ci fosse gusto a girarci sopra se non lo si è messo nel didietro all'Erario.

Ma i paperoni d'Italia non abbiano paura! Se i magistrati comunisti non riusciranno a farli pagare, i nostri poveri ricconi potranno sempre far affidamento sulla carità di quello stesso Stato che volevano fregare.

Come? Semplice! Aspettando che i loro compari diano un'altra tagliatina alle tasse a chi può permettersi di comprare una Ferrari o una Cayenne ma non ha voglia di pagare l'iva come i comuni mortali. Che magari si comprano una Palio in 60 comode rate mensili e un pc manco ce l'hanno.

In fondo anche questa è l'Italia del XXI secolo. Finanza creativa, evasione a palla e corna sulla testa lunghe come quelle di un caribù.

Vaìa

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venerdì, 18 marzo 2005
Reality night ::: ciao core

Ora, io dico... Va bene che alle 23.15 di sera, dopo una giornata lavorativa di 9-10 ore, la pappa del pupo in fase di svezzamento, la ninna-nanna, le urla  di disperazione dal lettino e via dicendo... Va bene - dicevo - che alle 23.15 di sera uno può anche essere stanco e guardare la tv con la stessa intensità di un tubero...

MA C'E' UN LIMITE A TUTTO!

Perché "Ritorno al Presente" su RAIUNO, "Music Farm" su RAIDUE e "La Fattoria" su Canale 5 tutti insieme appassionatamente (e ossessivamente) ammazzano pure i tuberi!

Il risultato è che quando ho spento l'aggeggio infernale e sono andato a letto, ho avuto come l'impressione di essere stato eliminato come un Danny Losito qualsiasi. E non ho preso sonno fino alle 2.

Vaìa

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mercoledì, 16 febbraio 2005
Parola mia 2005 ::: ciao core

Estremista: s.m. e f. (pl.m. –i), “Chi in politica appartiene all’ala estrema di uno schieramento […] o propende per azioni o soluzioni drastiche” (Devoto-Oli, Le Monnier).

Grande invenzione i dizionari. Sono l’ultimo, vero baluardo alla follia in questi tempi folli che ci tocca di vivere. Perché se uno accende la televisione e sente parlare che nel centrosinistra hanno vinto gli estremisti, poi si preoccupa…Specie se il motivo del contendere è l’appoggio o meno al proseguimento della guerra in Iraq. Perché a questo punto la domanda – mi si perdoni la citazione poco colta – sorge spontanea. Non dovrebbe chiamarsi “pacifista” chi è contrario alla guerra in ogni sua forma?

Cerco conforto nel Devoto...
Pacifista: s.m. e f. (pl.m. –i), “Assertore della pace”.
Ah, ecco! Mi pareva strano.

Ma poi su Blog vedo che trasmettono parti dell’allegra scampagnata veronese della Lega Nord contro i magistrati. E scopro che hanno dedicato una lapide (ma non si fa coi morti, che fanno… jettano?) alla memoria del P.m. Guido Papalia (detto amichevolmente il “terrone”), colpevole di aver richiesto la condanna di sei leghisti per istigazione all’odio razziale (ma quando mai!).
E ascolto gli slogan pronunciati dal Ministro delle Riforme Calderoli (no, dico... Calderoli! Mio Dio, povera Italia...). Roba del tipo: «Papalia, il tuo posto è in Turchia». Che immagino sia un paese all’avanguardia per civiltà se le camicie verdi lo odiano così.
Oppure le grida insulse e sputacchianti di Borghezio, che delira contro i magistrati che non la pensano come lui (e meno male!) al grido di «Sono facce di merda!». Riservando agli arabi (senza troppi distinguo) questo gentil pensiero: «Noi siamo sempre la Padania bianca e cristiana, siamo longobardi e non merdacce levantine e mediterranee».
Oppure ancora le minacce agli zingari, accusati come nell’Ottocento di avvicinarsi troppo alle “culle padane” (evidentemente se rapiscono un infante di Trapani va benissimo) e di aver osato metter su un campo proprio nella città di Giulietta e Romeno.

Inutile negarlo, lo sgomento è tanto. Devo assolutamente pronunciarmi. Per farlo ricorro di nuovo al libro sacro della lingua italiana, sperando che mi aiuti a trovare la parola più giusta da usare. Perché devo essere preciso e non lasciare adito a dubbi. Metti poi che qualcuno pensi di estrarre le mie parole dal contesto, snaturandole. Devo essere certo di quel che dico, perché la domanda è di quelle che esigono risposte chiare.
Cosa rappresentano i leghisti per me?

Sfoglio, condivido e riporto fedelmente.

S.f., pop. Escrementi, spec. umani. Simbolo plebeo di carattere spregevole o di qualità infima: è un pezzo di m.; “come va?” “di m.!”; una vita di m.; un film, un libro di m.;

Ecco, sì... Ci sono. Per me questi assurdi esseri in camicia verde sono uomini piccoli e ignobili. Fatti tutti di m.

Vaìa

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giovedì, 27 gennaio 2005
Politically scorrect ::: ciao core

- DARE A TUTTI IN BASE AL LORO BISOGNO E PRENDERE IN BASE ALLE LORO POSSIBILITÀ!

- Lo vede come fa, dottore? Sono mesi ormai che va avanti così… Straparla!

- LA PROPRIETÀ PRIVATA È UN FURTO!

- Oddio, ancora con questa storia del furto! Dottore, mi aiuti… Non so davvero dove sbattere la testa!
- Signora… Non lo venga a dire a me, che ho quattro case di proprietà!

- TUTTI GLI UOMINI SONO CREATI UGUALI E HANNO PARI DIRITTI!

- Dottore!
- Signora, ho capito… Mi lasci pensare… Ha già provato a parlargli come facevate un tempo, prima dell’ictus?
- Sì…
- Aspetti, mi faccia vedere. Provi a farlo adesso, qui davanti a me.

- Caro, come stai?
- Ehi, ciao amore. Io sto bene e tu?
- Anche io caro… Ma ti ricordi di Anna…
- Tua sorella?
- Sì, amore. Mia sorella… Ieri è stata rapinata da un marocchino!
- CHE SCANDALO!
- Uno schifo, davvero. Ma dove andremo a finire, caro?
- Che vergogna, essere costretti a rubare per andare avanti!
- Ma, caro…
- Che umiliazione quando un uomo non riesce a trovare un modo onesto per vivere!
- Tesoro…
- Se lo Stato funzionasse tutti avrebbero un lavoro. È UN DIRITTO DI TUTTI!
- Amore…
- TUTTI ABBIAMO IL DIRITTO A UNA VITA DIGNITOSA!
- Ma…
- DIGNITOSA, sì… Senza dover andare a rapinare quella troia borghese di tua sorella Anna!
- Dottore!

- Ho sentito, signora. Ho sentito.
- E non fa nulla?
- Che dovrei fare secondo lei? Sarà sicuramente una conseguenza dello stress seguito al trauma…

- LAVORO PER TUTTI!

- Va bene dottore, ma ci sarà pure un rimedio!
- Non saprei, se anche la terapia farmacologica è fallita vuol dire che possiamo solo aspettare…
- Ma come aspettare?
- Si tratta di capire se la parte di cervello che si è trovata improvvisamente irrorata dal sangue prenderà il sopravvento sulle altre o no…
- O Santa Maria Vergine! E se dovesse succedere? Cos’è mi ritrovo un marito improvvisamente comunista! E chi glielo dice a Borghezio e Calderoli? Con che faccia mi presento di nuovo ai congressi?

- Un sussidio per gli extracomunitari, questo ci vuole! Povera gente… SO-LI-DA-RIE-TÀ!

- Ma lo sente, dottore? LO SENTE?
- Sì signora. Ma stia calma, non si agiti… Forse portarlo a fare qualcuna delle cose che faceva un tempo gli può servire…
- C’ho già provato. Mario l’ha portato con sé a disinfettare un po’ di nigeriane sugli interregionali…
- Bene!
- Bene un corno! Ha pagato a tutte il biglietto fino a Rho! 1.227 euro! Diceva che era moralmente insopportabile lasciarle in balia del capostazione…
- Ah…

- VI-VA MARX, VI-VA LENIN, VI-VA MAO TSE TUNG!

- Povera me… Poveri noi… Come faremo senza l’Umberto di un tempo… Dove andremo? Lo sa che è una vita che non rilascia interviste in diretta? Facciamo credere a tutti che non stia ancora bene… Che vergogna!
- Si faccia forza signora, magari ci sono nuove strade da percorrere… Che ne so… Nuove carriere all’orizzonte… In fondo la passione per la politica sembra essergli rimasta intatta!

- BELLA CIAO! BELLA CIAO! BELLA CIAO, CIAO CIAO!

- Non creda che non ci abbia pensato…Ho anche provato a fargli fare due chiacchiere con Fassino e Rutelli… Così… Giusto per vedere cosa succedeva…
- E allora?
- Niente! Non c’è stato verso… Non lo capivano neanche loro!

- …LA TRIONFEEERÀÀÀÀÀÀ… BANDIERA ROSSAAAAA…

- Ma dottore... Dovrò mica andare da Bertinotti?
- Mah!
- Oddio... Che vergogna!

Vaìa 

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venerdì, 21 gennaio 2005
Libertà obbligatoria ::: ciao core

Still enduring freedom? 
«Il mio dovere più importante è quello di proteggere questa nazione e il suo popolo contro ulteriori attentati e contro le minacce emergenti. Alcuni hanno deciso poco saggiamente di mettere alla prova la risolutezza americana, per poi scoprire quanto essa fosse irremovibile. Noi continueremo senza interruzione a dire chiaramente ad ogni governo e ogni nazione: la scelta morale è tra oppressione, che è sempre sbagliata, e libertà, che è giusta in eterno».
George W. Bush - Washington, 20 gennaio 2005

In pratica, come cantava Gaber:
Si può! Siamo liberi come l'aria...
Si può! Siamo noi che facciam la storia...
Si può!
Libertà, libertà, libertà, libertà... obbligatoria!

Vaìa 

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mercoledì, 05 gennaio 2005
::: ciao core

OLD MODEL
La vispa nonnetta Irene Sinclair
Mi piace pensare che ci si possa sentire belle anche a 96 anni. Come ha dichiarato l'inglese Irene Sinclair, arrivata alla soglia del secolo di vita tanto in forma da diventare testimonial della Dove nel Regno Unito.

Sarà una geniale trovata di marketing, non lo nego. Sarà che ormai ci sentiamo tutti tanto distanti (in peggio) dai modelli che ci vengono proposti da giornali, manifesti e Tv che questa notizia vale come una inaspettata rivalsa... Ok, d'accordo. Ma volete mettere la soddisfazione che dà il guardare questa "splendida novantenne", con il suo foulard color dell'oro, la sua pelle ambrata e i suoi occhi sorridenti?

E se ci viene da pensare che le nostre nonne non sono mai state così, pazienza. Guai a farci assalire dal dubbio che ci stiano fregando ancora una volta.

Vaìa



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martedì, 28 dicembre 2004
::: ciao core

CORSI E RICORSI STORICI

Quando si dice "sembra ieri".

Vaìa


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giovedì, 02 dicembre 2004
::: ciao core

MI AMI? MAIEMI!
Lui insegue lei che scappa.
Lei dice che se riesce a raggiungerla lo sposa.
Lui a quanto pare ce la mette tutta, fra moto, aerei e scooter d’acqua.
Lo aiuta anche il fratello, all’apparenza un genio dei computer sfigato e pipparolo.
Ma lei fa la furba.
Si lancia fra folle gaudenti, si traveste da hostess e fugge in mare con l’aiuto di tre amiche fotomodelle e di un paracadute.
Lui le sta dietro, poverello, sforzando (molto) gli addominali e il cervello (troppo poco).
E io spero che la prenda presto.
Perché sono sicuro che appena le metterà le mani addosso quello di sposarla sarà l’ultimo dei suoi pensieri.
Dopo il rimorso per la platea di donne che avrebbe potuto conquistare senza fatica, il rancore per la quantità di denaro spesa per agguantarla e il folle desiderio di affogarla all’istante.
Senza alcuna esitazione. Con il sostegno morale degli amici e di ogni singolo telespettatore maschio.

Vaìa












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lunedì, 29 novembre 2004
::: ciao core

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Adriano Sansa, magistrato ed ex sindaco di Genova (per il Centrosinistra), è stato nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura Presidente del Tribunale dei Minori di Genova (carica vacante da un anno circa). Ma la nomina è stata bloccata a tempo indeterminato dal Ministro della Giustizia Castelli. Quello leghista che salta contro gli italiani davanti a Montecitorio, per intenderci (si veda foto d'archivio).

Il motivo? Avere il tempo di valutare se è il caso di ricorrere in appello contro contro la sentenza del CSM che assolve lo stesso Sansa per alcune dichiarazioni critiche nei confronti del governo espresse al di fuori delle proprie funzioni ufficiali.

Fortunatamente c'è chi protesta e firma appelli per sbloccare la situazione. Ma è mai possibile che si debba arrivare sempre a questo punto? Brutta cosa voler far controllare la giustizia dalla politica. Brutta cosa. Si finisce sempre per ostacolare chi critica il governo o si oppone al pensiero unico. Anche a spese dei minori, se necessario.

Vaìa


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mercoledì, 10 novembre 2004
::: ciao core

SMS DUTY FREE
Ultime dal Palazzo. Messi alle strette dal gioco del momento, ovvero il "Dove trovare i soldi per ridurre le tasse - quiz", sembra che alcuni dei fantasiosi "esperti" della maggioranza abbiamo pensato di introdurre un nuovo balzello sugli sms che a milioni di milioni gli italiani si scambiano ogni giorno col cellulare. In pratica si tratterà di pagare di più per pagare di meno. Che come miracolo si piazza esattamente fra "i pani e i pesci "e "Lazzaro alzati e cammina!".

Roba da poco, comunque (dicono gli "esperti"). Non più di uno o due centesimi a messaggio. E magicamente, quando a Natale leggeremo notizie del tipo "per le feste natalizie scambiati oltre 100 milioni di messaggini" vorrà dire che l'erario si sarà intascato grosso modo 2 milioni di euro (sfido che molti nella casa delle libertà credono ancora a Santa Claus!). Mentre un più austero San Valentino (con soltanto 25 milioni di sms) porterebbe qualcosa come 500 mila euro. Oltre a molto amore per il prossimo, s'intende.

Ora, già io non sono un patito di sms. Ogni volta inizio a usarli convinto di risparmiare e tra un botta e risposta finisco per spendere più di una telefonata intercontinentale di tre ore. Ma così me li fanno proprio odiare. L'idea che basti lanciare un pensierino nell'etere per finanziare i corposi sgravi fiscali di chi guadagna oltre 100mila euro l'anno mi fa veramente girare "i cabasisi", come direbbe qualcuno.

L'unica consolazione sarà quando ci avvicineremo alle prossime elezioni. Sarà più divertente leggere gli appelli al voto del Presdelcons, pensando a tutti i soldi in più che per una volta gli sarà toccato di pagare. Spero solo che nessuno glielo faccia notare.

Vaìa


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lunedì, 20 settembre 2004
::: ciao core

MAHATMA TELECOM
Che Gandhi fosse un personaggio sempre alla moda, lo si sapeva da tempo. Pacifista a oltranza, nazionalista al punto giusto, dalla parte degli oppressi e contro i fanatismi religiosi. Nessuno più di lui è stato un'icona del suo tempo e un simbolo per tutti quelli che credono che il mondo possa essere un posto migliore. Un personaggio tanto universale e apolitico che già la Apple lo aveva utilizzato per pubblicizzare i suoi computer da fighetti. Così diversi da un qualsiasi pc da poter essere accostati all'immagine di quell'indiano dall'aria smunta e dal carattere indomito. Altro che personal computer e Ms-Dos. "Think different", accendi una mela e rivoluziona il tuo mondo!

A rinverdire i fasti del Mahatma ci pensa oggi Telecom Italia, con uno spot degno di un film d'autore: bianco e nero: musica ammaliatrice e comparse dalle facce ispiratissime. Una pubblicità che sta dilagando per l'etere nazionale e che mescola le più innovative tecnologie di oggi con ritratti in bianco e nero dei tardi anni Quaranta e con un Gandhi che grazie al potere democratico della comunicazione fa giungere le sue parole di pace in ogni angolo del mondo.

Ad ascoltarlo estasiati, fra gli altri, un africano sperso nella savana con un notebook wi-fi ultimo modello, un italiano con videotelefono su sfondo di Colosseo e suore, un militare americano abbracciato una donna fatale dall'ampio cappello e un ispiratissimo cinese, sperso dentro il suo auricolare bluetooth (oltre che nell'oppio, come si deduce chiaramente dall'espressione idiota).

Pay off in due parti: "Se avesse potuto comunicare così / oggi che mondo sarebbe?". Efficace e accattivante, bisogna ammetterlo.

Una gran bella pubblicità, insomma. Di quelle che ci fanno sentire più buoni. Che ci inducono alla speranza anche in questi giorni di malaugurio. Che ci dicono che persino l'impossibile, a volte, si avvera e che forse basta possedere un abbonamento Adsl Alice per cambiare questo pianeta malato. Ancora una volta, quindi, una pubblicità che ci prende profondamente per il culo. Il che non è mai un bene. Non lo è quando si parla di biscotti e prima colazione, figuriamoci con Gandhi.

Perché fin da quanto esiste il torchio a stampa di Gutemberg, la vera differenza tra la libertà e l'oppressione non l'hanno mai fatta le tecnologie in quanto tali, ma la possibilità o meno di poterle utilizzare. Il vero problema è sempre stato l'accesso e il controllo ai mezzi di comunicazione, qualunque essi fossero, in ogni momento della storia umana. Tanto che, con tutta probabilità, in India gli inglesi non avrebbero mai permesso al loro nemico numero uno di sputtanarli in mondovisione.

Esattamente come accade oggi, anche con tutte le diavolerie tecnologiche che abbiamo a disposizione. A parlare sono sempre gli stessi e la verità, così come i messaggi davvero rivoluzionari, viaggia clandestinamente o nascosta fra le pieghe dell'ufficialità. In un sito Internet messo su alla buona o in una radio clandestina. Ma mai in un messaggio a reti unificate. A meno che, è chiaro, la rivoluzione non abbia già vinto e sia diventata potere.

Vaìa


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mercoledì, 08 settembre 2004
::: ciao core

SCONTRO DI CIVILTA'
Questa è una Porsche Cayenne 4.5S. Ha un motore a benzina (!) di 4.511 cm3, misura 4,78 per 1,93 metri, pesa 2300 kg e arriva a 242 km/h di velocità massima (da 0 a 100 in 6,8 secondi). Nasce come fuoristrada di lusso, ma è molto amata nei percorsi urbani, nei quali percorre la bellezza 4,3 km al litro.

Guardatela bene. Consuma quantità vergognose di carburante, supera di gran lunga qualsiasi divieto di velocità e ha dimensioni insostenibili per la maggior parte delle nostre strade. E' un lussuoso, inutile e ingombrante simbolo di ricchezza.
Uno dei motivi per cui oggi siamo in guerra è la difesa del suo pieno.

Vaìa



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lunedì, 30 agosto 2004
::: ciao core

FAHRENHEIT 9/11
La forza di una democrazia si misura dalla sua capacità di dare voce a tutte le opinioni che la abitano. A tutti i pensieri. A tutti i giudizi.

Perché la democrazia non ha paura delle critiche, ma se ne nutre per migliorarsi.

In questo, purtroppo, gli Stati Uniti con tutte le loro limitazioni e i loro drammatici errori ci sono ancora tremendamente da esempio.

Perciò, thank you very much, Mr Moore.

Vaìa


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lunedì, 19 luglio 2004
::: ciao core

HANNIBAL CALDEROLI
Stamattina, mentre mi lavavo via il sonno notturno, ho scoperto con piacere che Carlo Rossella, Direttore di Panorama, è diventato editorialista di Radiomontecarlo.

Intervistato sulla possibile scelta di Bossi di lasciare il Governo per andare a Strasburgo, il pacifico e liberal Rossela ha detto (testuale): "In fondo non cambierà molto, lo sostituirà Calderoli, un uomo di grande saggezza istituzionale"

Subito dopo, Rossella ha proseguito descrivendo Hannibal Lecter come "il più grande esperto di cucina vegetariana di stampo vegano" e parlando di Luciano Moggi come di colui "che ha contribuito maggiormente alla trasparenza dei bilanci societari in serie A".

Ovviamente due di queste affermazioni sono totalmente inventate. Ma purtroppo riguardano solo Hannibal e suo cugino Luciano.

Vaìa



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martedì, 06 luglio 2004
::: ciao core

VITE AD INTERIM
Ha suonato il campanello di casa mia verso le 8 di questa mattina. Si è presentato (“Buongiorno, sono il suo interim ad personam”), mi ha spiegato cose era venuto a fare (“D’ora in poi non si deve più preoccupare di nulla, penso a tutto io”), mi ha fatto accomodare su una poltrona e ha iniziato a muoversi per casa mia con una familiarità che mi ha sorpreso.

Esauriti i convenevoli si è lavato (“Ora una bella doccia tonificante”), ha indossato i miei vestiti (“Cribbio, come siamo deperiti! Meglio che rimetta i miei pantaloni...”), è salito sulla mia macchina e si è diretto verso il mio ufficio. A svolgere, così ha detto, il mio lavoro meglio di quanto io stesso abbia mai fatto. Cosa che per altro non stento a credere.

Grazie a lui adesso mi si apre davanti una vita di svaghi e irresponsabilità. Con nuovi giorni pieni di ore da riempire e una quantità inenarrabile di minuti da trascorrere nel dolce far niente. L’unica cosa che non capisco è come si comporterà questa notte con mia moglie, visto che la questione dei doveri coniugali non l’abbiamo ancora affrontata. Non che mi spiaccia, ma dubito che la mia Clara si lasci andare tanto facilmente. A lei piacciono alti, magri e con i capelli. Proprio come me.

Vaìa


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giovedì, 03 giugno 2004
::: ciao core

L'ACCENDIAMO?
Lanciatore missili c/a









 

 

 


Roma, 2 giugno 2004. Lanciatore missili c/a "Spada"

Allora, per 150.000 euro... L'Italia:
A) ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?
B) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni?
C) promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo?

Vaìa














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giovedì, 20 maggio 2004
::: ciao core

UN SORRISO CI SEPPELLIRÀ





 

 

 

 


- Sinceramente, George, ho paura che non ci creda più nessuno...
- Don’t worry, Silvio. We love Italia... Just smile! Fami un bello sorìso!

Vaìa







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venerdì, 30 aprile 2004
::: ciao core

AMERICAN DREAM
La Democrazia in Iraq? Ci stiamo lavorando.


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venerdì, 16 aprile 2004
::: ciao core

COME MUORE UN ITALIANO?
Guardiamo come muore un italiano. In diretta tv, senza rispetto, dietro silenzi imbarazzati studiati a tavolino per far crescere l’audience.
Guardiamo come muore un italiano. Con due pallottole in testa e molti parenti, amici, amori che lo piangono sotto il peso enorme del vuoto che li riempirà da ora e per sempre.
Guardiamo come muore un italiano. Ora che lo chiamano eroe, che lo citano nelle preghiere, che lo ammirano come modello, che lo lodano nei talk show di prima, seconda, terza serata.
Guardiamo come muore un italiano. Poi scegliamo di spegnere la televisione, la radio, il computer. Scegliamo di chiudere i giornali, di fermare sul nascere ogni squillo di tromba. Di bloccare con qualche magico antiemetico ogni conato di vomitevole retorica. Prima che tutto ci crolli addosso e ci travolga. Prima di perdere quel poco di lucidità che serve per scuotersi da un torpore che sa di morte e che ci impasta di sabbia marcia la bocca e gli occhi.
Guardiamo come muore un italiano. E urliamo finalmente la nostra rabbia infinita per le tante vite di ogni nazionalità, razza ed etnia del mondo che vengono interrotte ogni giorno, da sempre, in molti modi diversi. Ma sempre ingiustamente.
Guardiamo come muore un italiano. Poi vergogniamoci una buona volta per chi ci fa vergognare di esserlo. Per questa gentaglia di poco conto, troppo presa dai riflettori per ricordarsi del proprio dovere e della nostra dignità. Uomini piccoli e meschini, che perdono tempo a blaterare di un onore che non conoscono. Dimenticando quanto sia possa diventare lungo e pesante anche un solo giorno, se passato in compagnia di un eroe, morto, al proprio fianco.

Vaìa







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mercoledì, 24 marzo 2004
::: ciao core

LOVE & PEACE
Sei d’accordo con me o no? Perché io non faccio sconti a nessuno e se non sei dei nostri te ne puoi anche andare. Non pensare che ti basti passare di qua per essere perdonato. Nessuno di noi ti ha legittimato o giustificato. Lo sai bene che abbiamo la memoria lunga, quando ci fa comodo. Chi non è con noi è contro di noi, punto e basta. Contro il nostro modo di pensare, contro il nostro stile di vita. Noi non scendiamo mai a compromessi. Non negoziamo azioni che mettano d’accordo tutti. Non cerchiamo altre vie al di fuori di quelle che abbiamo già deciso di percorrere.
Fai presto tu a dirmi che la politica è mediazione, compromesso, ricerca di soluzioni comuni. Queste sono stronzate a cui non voglio sottostare. La politica è lotta. È sangue e sudore. È anche voglia di menare le mani e di farsi notare. È fare a chi urla più forte. È giocare a chi provoca nel modo più diretto.
Povero cocco della borghesia travestito da rivoluzionario. Lurido reazionario in incognito. Mi fai schifo e ti caccio via a sputi e spintoni. Perché io sono diverso da te. Guarda le mie mani chiuse a pugno. Guarda la mia bocca spalancata in un insulto infinito. Guarda i miei occhi, che disubbidiscono al relitto delle tue regole. Guardami! La mia faccia bianca è colorata dall’odio che provo per te e per i tuoi amici dei piani alti. Faccio il gioco del nemico, dici? Beh, la sai una cosa? Non me ne frega un cazzo! Vuoi mettere la soddisfazione di sputtanarti in mondovisione? Io non ho obiettivo troppo raffinati. Non guardo al futuro. Vivo il mio furore giorno per giorno. Io sono un pacifista a mano armata. I cocci raccoglili tu. Io ho ben altro a cui pensare.

Vaìa




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lunedì, 01 marzo 2004
::: ciao core

CONCITA!
Nessuno avrebbe potuto spiegarlo, ma il suo nome, che campeggiava spagnoleggiante nella scritta in sovrimpressione, si intonava perfettamente con il paio di occhialini di cellulosa nera che aveva deciso di indossare per andare in onda. La cornice dorata dei suoi capelli, lisci e senza fronzoli, completava il quadro di una donna bella e intelligente, addestrata come giornalista a divenire implacabile e mordace quando l’occasione lo richiedeva.
Davanti a lei, il monitor di servizio le rimandava l’immagine ottusa e disarmante di un uovo sodo, incravattato e paonazzo, che accusava lei e ogni altra voce contraria di spargere pessimismo come sale sulle ferite degli italiani. “Tipica tattica da guerrigliera comunista - diceva il buffo personaggio - : disarmare il morale prima che le menti e il corpo degli oppositori!”.
Mentre lo guardava dimenarsi come un ossesso sulla stitica seggiolina in plexiglass di cui lo avevano fornito, d’improvviso a Concita venne in mente un ricordo di tanti anni prima, quando era solo una bambina con il grembiule nero delle elementari. A riemergere dalle nebbie del passato era l’immagine di un uomo vecchio, stanco e vestito con un completo che già allora si sarebbe potuto definire fuori moda. Una povera persona che gesticolava con fare disperato all’angolo di una delle vie che la separavano dalla scuola. E si ricordò che quella figura, nonostante agitasse le mani in modo illogico e urlasse di follia contro nemici invisibili, non le incuteva alcuna paura. Piuttosto le faceva venire da ridere. Iniziava tutto con un sorriso debole e incerto, appena un prurito del naso, che piano piano le si allargava sulla faccia come la tovaglia sul tavolo quando è ora di mangiare. Un moto spontaneo del cuore, che in pochi istanti si trasformava in una limpida risata. Uno sfogo innocente, che avrebbe dovuto rallegrarla, ma che invece la faceva sentire dannatamente in colpa. Perché, anche se se ne rendeva appena conto, davanti a lei non si muoveva solo uno strano personaggio senza nome, ma la figura disperata di una persona sofferente dimenticata da tutti.
Quel giorno come allora, Concita sentì le labbra piegarsi nuovamente in un sorriso inarrestabile e seppe con certezza che da lì a poco avrebbe fatto la sua comparsa quella risata piena, calda e liberatoria che conosceva tanto bene. Un grido di gioia fanciullesco pronto a sgorgarle delle labbra per additare a tutti la follia di un uovo sodo in giacca e cravatta, che si dimenava davanti a milioni di persone farneticando di nemici ipotetici e crudeli. E mentre già si rendeva conto di non potersi più controllare, si stupì per una volta di non sentirsi in colpa neanche un po’.

Vaìa





Parola di