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» 33 anni, sposato con una splendida psicologa e babbo di uno jacopino doc, Gommaweb è attivo sulle scene del capoluogo subalpino dal lontano 1973.
Nato a Firenze ma torinese d'adozione (orrore!), Gommaweb è fisicamente simile a Raul Bova (dall'alto), Robert Redford (di nuca) e Jovanotti (quando canta). È alto 1 metro e 84, calza il 44 di piede e pesa circa 78 chili.
Possiede un bel paio di occhi azzurri e i suoi capelli, corti e castani, stanno con sua somma rabbia mostrando le prime tracce di "sale e pepe".
» Di mentalità vincente, dedica la sua passione sportiva alla squadra della sua città natale, la Fiorentina, tornata alla grande
in serie A dopo una rincorsa stratosferica.
A Torino, scarta subito l'idea di tifare per i Ladri a strisce e si infatua dei granata, che dopo un passato glorioso militano purtroppo in serie B.
Gli amici lo definiscono "il masochista dello sport "
» Nel 1998 si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi su "L'immagine della droga sui quotidiani italiani degli anni Settanta".
Durante la discussione il controrelatore gli grida: "Va a lavurà, drugà!" e lo caccia.
» Dopo la laurea e un lavoro casuale in banca, trova brillantemente posto come addetto stampa di una software house della PA piemontese.
» Tra le sue collaborazioni più riuscite: Narcomafie, L'Indice dei Libri del Mese, l'Ufficio Stampa del Gruppo Verdi e Democratici del Consiglio Regionale piemontese e l'Ufficio Stampa del Gruppo Abele di Torino.
Iscritto all'albo dei giornalisti del Piemonte, Gommaweb collabora con alcune testate di informazione, fra cui questa e questa.
» Le sue passioni:
- i libri (gialli per lo più)
- il cinema (non sentimentale!)
- la scrittura
- il footing
- il calcio a cinque (in porta)
» Top five film:
0) Ritorno al Futuro I, II e III (uber alles)
1) Blade Runner
2) Momenti di gloria
3) Frankenstein Jr
4) Tutti gli uomini del Presidente
5) La vita è bella
» Mangia volentieri:
- insalata di riso
- costata alla fiorentina
- pasta al forno
- guacamole (quello della "zia")
- tiramisù (cioccolato a
scaglie e non in polvere).
Mangia da un anno e mezzo:
- pochi dolci
- molto riso in bianco
- molte insalate
» Top five musica:
0) Fabrizio (uber alles)
1) Franco Battiato
2) Francesco De Gregori
(ma senza la Marini)
3) Paolo Conte
4) Giorgio Gaber
5) Keith Jarret.
» Top five Tv:
1) Santoro
2) Dandini & Guzzanti
3) Angela's Family
4) La Storia in prima serata
5) Sfide
» Top five scrittori gialli:
1) Sir Arthur Conan Doyle
2) Andrea Camilleri
3) Carlo Lucarelli
4) Loriano Machiavelli
5) SS Van Dine
» Ristorante preferito: Da Bibe, Scandicci, Firenze
» Cosa detesta? L'ignoranza, l'arroganza del potere e la juventus.
Giusto perché l'ho citato nel post sotto. Ho visto il Suo "Rockpolitik" e l'ho trovato tale e quale tutti gli altri suoi spettacoli. Una celentaneide a tutti gli effetti, che può piacere (e a me a tratti è piaciuta) o non piacere (e in effetti a momento è insostenibile).
Però Adriano è un uomo di spettacolo come pochi altri. E come tale ha spettacolarizzato anche la libertà di satira. Un effetto a cui alcuni si sono - saggiamente - sottratti, come Luttazzi o Biagi. Ma che per altri ha costituito un richiamo irresistibile, ma con esiti patetici. Come per Santoro.
Purtroppo trasformare in casus belli quella che dovrebbe essere una regola condivisa, come è stato fatto da Celentano con la libertà di stampa e di opinione, provoca un'estremizzazione dei comportamenti degna di uno psicopatico. Soprattutto se si ha a che fare con un medium totalizzante come la televisione.
Il risultato, a metà strada fra il comico e il tragico, è stato quello di dare l'impressione, in quelle tre ore di programma, di dover PER FORZA parlar male di Berlusconi e del Governo. Ma anche della sinistra e della dirigenza Rai. Per essere DAVVERO liberi e farlo vedere a tutti, con ostentazione.
Ma così facendo si giustifica l'eccezione e non si fa nulla per ricondurla alla norma. Quella messa in scena dal molleggiato è la stessa libertà obbligatoria che cantava vent'anni fa Giorgio Gaber. Era il 1976 e la canzone si intitolava "Si può", ma in fondo non è che sia cambiato poi molto.
[...] Basta una bella canzone
e la tua rivoluzione va da sola
basta che ognuno si esprima
e poi non importa
se si chiama la rivoluzione della Coca-Cola.
Si può, siamo liberi come l'aria
si può, siamo noi che facciam la storia
si può, libertà, libertà, libertà
libertà obbligatoria.
[parlato] Come?! Con tutte le libertà che avete volete anche la libertà di cambiare?
Utopia... utopia... utopia...
Vaìa 

- Scusi, scende?
- Direi proprio di no...
Negli Stati Uniti è morta a 92 anni Rosa Parks, che con il suo rifiuto a cedere il posto a un bianco sull'autobus diede inizio nel 1955 al movimento per i diritti civili americani.
Di fronte alla pochezza del dibattito italiano di oggi, in cui Celentano appare di sinistra e la libertà diventa un'eccezione, forse è il caso di ricordare chi ha contribuito a cambiare il mondo con un semplice gesto. E soprattutto senza tante parole.
Vaìa 
Votando alle Primarie dell'Ulivo mi sono sentito bene. Saggio, lungimirante, onesto e pulito. Circondato da centinaia di persone come me. Disgustate e volenterose di riappropriarsi della propria vita e del proprio futuro. Come ha detto qualcuno che stimo, da cinque anni siamo governati da quelli che posteggiano la macchina sul marciapiedi o sul posto degli handicappati. Da quelli che saltano le code, che conoscono "amici degli amici", che costruiscono i villini attaccati a un tempio greco, che tanto poi c'è il condono.
Ho la nausea di loro e di chi li rappresenta. Non li stimo, non li giustifico e non cerco di comprenderli. Anzi, mi sono accorto, con un certo sgomento, che li odio. Provo per loro un sentimento tanto cristallino di repulsione e schifo che mi trovo a sognare di massacri di massa post-elettorali con un ghigno che spaventerebbe Goering.
Mi immagino, già nelle prime ore dopo l'inevitabile vittoria elettorale, squadre addestrate di volontari pronti a brandire machete e kalashnikov, che inseguono i politici della casa delle libertà e li sterminano senza battere ciglio, in un'orgia di sangue purificatrice. Sogno dei vari servi come La Loggia, Vito, Bondi, Giovanardi, Casini nascosti nei doppi fondi degli armadi, come gli ebrei - Dio mi perdoni - inseguiti dalla gestapo nella seconda guerra mondiale. Animali braccati e impauriti che sperano in una salvezza che non potrà arrivare. Mentre il loro capo, sgocciola appeso per i piedi grumi di sangue e sputi in piazza San Giovanni.
Quando torno in me, me ne vergogno sinceramente. Lascio da parte i presagi di guerra civile e mi ripeto come un mantra di pace che per vendicarmi mi basterebbe soltanto una seria legge sul conflitto di interessi e di governanti che ci aiutino ogni giorno ad uscire dal gorgo in cui stiamo affogando da troppo tempo. Ma in fondo al cuore resta un brivido. E la consapevolezza di quanto sia facile far nascere l'odio dall'umiliazione di ogni regola civile.
Vaìa 
Il Ministero del Welfare (quello del leghista Maroni, per intenderci) ha prodotto una campagna pubblicitaria per promuovere la resposabilità sociale delle imprese.
L'ho vista. È anche ben fatta. Con questo Ministro e questo Governo, però, è come se Hitler sponsorizzasse il Dolce Forno Harbert.
Vaìa 
Si ringrazia il fratellino per i nuovi header (grafica e tecnica, s'intende)!
Vaìa 
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